Windows che non arriva al desktop, schermate blu, pubblicità che compare da sola, il computer che ci mette tre minuti ad accendersi — oppure la scritta che dice che il tuo PC non può passare a Windows 11.
Su questa pagina ci sono quattro date e un requisito che riguardano molto probabilmente il tuo computer. Sono tutti fatti Microsoft, non opinioni.
Diagnosi gratuita, e prima di qualsiasi intervento sul sistema ti diciamo che fine fanno i tuoi dati.
La data è questa e viene da Microsoft: 14 ottobre 2025. Da quel giorno Microsoft non fornisce più «supporto tecnico per alcun problema, aggiornamenti software, aggiornamenti o correzioni di sicurezza». Il computer continua a funzionare — lo scrive Microsoft stessa — ma senza correzioni di sicurezza.
C'è una via d'uscita, e ha una data che quasi tutti sbagliano. Il programma ESU per utenti privati copre gli aggiornamenti critici e importanti fino al 12 ottobre 2027. Moltissimi articoli online riportano ancora il 13 ottobre 2026: era la scadenza dell'annuncio originale, oggi la documentazione Microsoft dice 2027. Si aderisce in tre modi — gratis sincronizzando le impostazioni del PC, oppure con 1.000 punti Microsoft Rewards, oppure pagando una tantum 30 dollari — serve Windows 10 versione 22H2 e un account Microsoft con diritti di amministratore, e una licenza copre fino a 10 dispositivi. Attenzione: l'ESU per privati non si può usare in scenari commerciali.
Perché il tuo PC non passa a Windows 11: quasi sempre due cose. Servono TPM 2.0, avvio UEFI con Secure Boot, 4 GB di RAM, 64 GB di disco — e soprattutto un processore in elenco. Lo sbarramento vero è lì: l'elenco Microsoft dei processori Intel supportati parte dall'ottava generazione Core. Un PC con settima generazione o precedente resta fuori anche se ha il TPM 2.0 attivo. È il motivo per cui macchine perfettamente sane non ricevono l'aggiornamento.
E se lo installo lo stesso su hardware non supportato? Si può, e a volte ha senso. Ma prima leggi cosa scrive Microsoft, testualmente, nel messaggio che compare a video: «installare Windows 11 su questo PC non è consigliato e può causare problemi di compatibilità. Se procedi, il tuo PC non sarà più supportato e non avrà diritto a ricevere aggiornamenti. I danni al PC dovuti alla mancanza di compatibilità non sono coperti dalla garanzia del produttore». Se lo facciamo, te lo mettiamo per iscritto nel preventivo: è testo Microsoft, non una nostra cautela.
E se il PC è sano ma Windows 11 non lo prende? C'è una strada che quasi nessuno spiega, e va detta com'è. Una distribuzione Linux gira su hardware che Microsoft ha escluso, e il supporto non è breve: Canonical scrive che le versioni LTS di Ubuntu «escono ogni due anni e ricevono 5 anni di manutenzione di sicurezza standard». La LTS corrente è la 26.04, uscita il 23 aprile 2026, supportata fino ad aprile 2031. Chi vuole andare oltre può attivare Ubuntu Pro, che Canonical dichiara «gratuito per uso personale su un massimo di 5 macchine fisiche» e porta la copertura a dieci anni. Linux Mint, l'altra scelta comune, dichiara 2 GB di RAM e 20 GB di disco come minimi e cinque anni di supporto sulle versioni LTS.
Attenzione a un dato che gira sbagliato: «Ubuntu basta con 4 GB di RAM». Non più: per la 26.04 Canonical pubblica 6 GB di RAM, processore dual-core da 2 GHz e 25 GB di spazio. Su una macchina più leggera la risposta è Xubuntu, che dichiara 1 GB di RAM e 8,6 GB di spazio. E le rinunce vanno dette prima, non dopo: Microsoft Office non esiste per Linux — nei requisiti di sistema Microsoft compaiono solo Windows e macOS — e Adobe Creative Cloud nemmeno, per lo stesso motivo. Sui giochi, l'anti-cheat funziona solo se lo sviluppatore lo attiva apposta: Epic documenta che il supporto Linux di Easy Anti-Cheat si abilita dal portale sviluppatori, e BattlEye dichiara la stessa cosa. Non è «Linux non va bene per giocare»: è «dipende dal singolo gioco». Un'ultima onestà: Microsoft non nomina Linux da nessuna parte — le strade che indica sono tre, aggiornare a Windows 11, comprare un PC nuovo o iscriversi all'ESU.
Sull'antivirus c'è un mito da smontare e uno da non costruire. Il primo: «Defender è debole». Microsoft scrive che «Microsoft Defender Antivirus è integrato in Windows» e che «è attivo di default, riducendo la necessità di un antivirus alternativo su Windows 11» — e i laboratori indipendenti oggi gli danno ragione: AV-TEST, nel test di giugno 2026, gli assegna 17,5 su 18 con la certificazione «TOP PRODUCT»; AV-Comparatives, nel Real-World Protection Test di febbraio-maggio 2026, misura 99,0% di protezione (396 casi su 400) con zero falsi positivi. Sono dati di laboratori terzi, non dichiarazioni di Microsoft. Il secondo mito, quello opposto: «allora basta Defender e non serve altro». Quei test misurano il motore antivirus, non sostituiscono gli aggiornamenti né i backup — e su un Windows fuori supporto nessun antivirus aggiornato compensa le patch che non arrivano più.
Una precisazione tecnica che quasi tutti sbagliano. Si legge ovunque che installando un altro antivirus «Defender resta di scorta in modalità passiva». Sul PC di casa non è così: Microsoft documenta la modalità passiva per le macchine gestite con Defender for Endpoint, cioè lo scenario aziendale. Su un PC normale, quando installi un antivirus di terze parti Defender si disattiva del tutto, in automatico. Non è un problema — è giusto che non ci siano due motori in esecuzione — ma significa che la protezione è quella che hai scelto tu, non due sommate. Il resto delle difese resta acceso: SmartScreen contro siti e download pericolosi, la protezione anti-phishing, e l'accesso controllato alle cartelle, che Microsoft indica esplicitamente per proteggere le cartelle importanti dai ransomware.
E la parte che ci interessa di più, perché è quella che salva le persone: il backup. Windows include Windows Backup, che sincronizza cartelle, app e impostazioni su OneDrive (5 GB gratuiti con l'account Microsoft). Ma la regola seria non la scrive Microsoft: la scrive la CISA, l'agenzia americana per la cybersicurezza, e si chiama 3-2-1 — tre copie dei file importanti, su due tipi di supporto diversi (per esempio un disco e il cloud), con una copia fuori sede. È la sola cosa che rende un ransomware un fastidio invece di un disastro. Te la impostiamo noi, se vuoi, e non serve comprare niente di complicato.
| Fine supporto Windows 10 | 14 ottobre 2025 — nessun aggiornamento di sicurezza |
|---|---|
| ESU per privati | aggiornamenti critici fino al 12 ottobre 2027 |
| Come si aderisce all'ESU | gratis con la sincronizzazione, 1.000 punti Rewards, oppure 30 USD |
| Requisiti Windows 11 | TPM 2.0, UEFI + Secure Boot, CPU Intel dall'ottava generazione |
| Installazione su hardware non supportato | possibile, ma Microsoft avvisa: niente diritto agli aggiornamenti |
| Backup prima di intervenire | sempre: reinstallare senza copia dei dati non si fa |
| Ubuntu LTS corrente | 26.04, uscita il 23 aprile 2026 — supporto standard fino ad aprile 2031 |
| Requisiti Ubuntu 26.04 | dual-core 2 GHz, 6 GB di RAM, 25 GB di spazio |
| Alternativa leggera | Xubuntu: 1 GB di RAM, 8,6 GB di spazio |
| Linux Mint | 2 GB di RAM, 20 GB di disco, 5 anni di supporto sulle LTS |
| Cosa non gira su Linux | Microsoft Office e Adobe Creative Cloud: nessuna versione Linux |
| Defender | integrato in Windows e attivo di default |
| Defender nei test indipendenti | AV-TEST giugno 2026: 17,5/18 · AV-Comparatives feb–mag 2026: 99,0% |
| Con un antivirus di terze parti | sul PC di casa Defender si disattiva del tutto, in automatico |
| Regola di backup | 3-2-1 secondo la CISA: 3 copie, 2 supporti, 1 fuori sede |
I fattori che spostano davvero il costo di questo intervento. Non sono nostre regole: dipendono da come il produttore fornisce il ricambio, e si verificano in diagnosi prima di ordinare qualsiasi cosa.
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